Il licenziamento illegittimo: quadro generale

Ricevere una lettera di licenziamento e un'esperienza che puo generare ansia e incertezza. Tuttavia, e fondamentale sapere che la legge italiana offre una tutela molto ampia al lavoratore dipendente, e che non tutti i licenziamenti sono legittimi. Il datore di lavoro, infatti, non puo procedere al licenziamento in modo arbitrario: deve rispettare precisi vincoli sostanziali e procedurali, la cui violazione rende il recesso dal rapporto di lavoro illegittimo e impugnabile.

In questo articolo analizzeremo le principali ipotesi di licenziamento illegittimo, i termini tassativi per l'impugnazione, le differenze tra le tutele applicabili in base alla dimensione aziendale e le procedure da seguire per far valere i propri diritti davanti al Tribunale del Lavoro.

Quando il licenziamento e illegittimo

Un licenziamento puo essere dichiarato illegittimo per diverse ragioni, che possiamo raggruppare in tre macro-categorie:

Licenziamento discriminatorio o ritorsivo

E nullo il licenziamento motivato da ragioni discriminatorie legate a sesso, razza, religione, opinioni politiche, attivita sindacale, orientamento sessuale, eta, disabilita o stato di gravidanza. Parimenti nullo e il licenziamento ritorsivo, ovvero quello intimato come rappresaglia per l'esercizio di un diritto da parte del lavoratore (ad esempio, per aver denunciato irregolarita aziendali o per aver richiesto il rispetto delle norme sulla sicurezza). In questi casi, indipendentemente dalla dimensione dell'azienda, il lavoratore ha sempre diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro e al risarcimento del danno.

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo senza fondamento

Il licenziamento per motivi economici od organizzativi (giustificato motivo oggettivo) richiede che il datore di lavoro dimostri l'effettiva sussistenza delle ragioni addotte. Se l'azienda licenzia un dipendente adducendo una riorganizzazione aziendale che in realta non sussiste, oppure se non dimostra l'impossibilita di ricollocare il lavoratore in altre mansioni compatibili (obbligo di repechage), il licenziamento e illegittimo.

Licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo senza fondamento

Quando il licenziamento e motivato da una condotta disciplinare del lavoratore, il datore deve rispettare sia la procedura prevista dall'art. 7 della Legge 300/1970 (Statuto dei Lavoratori) sia la proporzionalita tra la mancanza contestata e la sanzione espulsiva. Un licenziamento disciplinare sara illegittimo se il fatto contestato non sussiste, se il lavoratore non lo ha commesso, oppure se la sanzione e sproporzionata rispetto alla gravita dell'infrazione.

Il termine di 60 giorni: non fatelo scadere

Il lavoratore deve impugnare il licenziamento entro 60 giorni dalla ricezione della comunicazione, mediante lettera raccomandata A/R o PEC indirizzata al datore di lavoro. Questo termine e perentorio: decorso inutilmente, il licenziamento diviene definitivo anche se viziato. Successivamente all'impugnazione stragiudiziale, il lavoratore ha ulteriori 180 giorni per depositare il ricorso al Tribunale del Lavoro o per comunicare alla controparte la richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato.

Le tutele: art. 18 vs tutele crescenti

Il regime di tutela applicabile al lavoratore illegittimamente licenziato dipende da due fattori fondamentali: la data di assunzione e la dimensione dell'unita produttiva.

Lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015 (art. 18 Statuto dei Lavoratori)

Per i lavoratori assunti prima dell'entrata in vigore del D.Lgs. 23/2015 (cd. Jobs Act) e impiegati in unita produttive con piu di 15 dipendenti (o piu di 5 nel settore agricolo), si applica ancora l'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori nella versione riformata dalla Legge Fornero (L. 92/2012). Questo articolo prevede quattro diversi regimi di tutela:

  • Tutela reintegratoria piena: per i licenziamenti discriminatori, nulli o intimati in forma orale. Il lavoratore ha diritto alla reintegrazione e a un risarcimento pari a tutte le retribuzioni maturate dal licenziamento alla reintegra (minimo 5 mensilita).
  • Tutela reintegratoria attenuata: per i licenziamenti disciplinari in cui il fatto contestato non sussiste o rientra tra le condotte punite con sanzione conservativa dal CCNL. Reintegrazione piu risarcimento fino a un massimo di 12 mensilita.
  • Tutela indennitaria forte: per le altre ipotesi di illegittimita del licenziamento disciplinare o per motivo oggettivo. Indennita risarcitoria tra 12 e 24 mensilita, senza reintegrazione.
  • Tutela indennitaria debole: per i vizi meramente procedurali. Indennita tra 6 e 12 mensilita.

Lavoratori assunti dal 7 marzo 2015 (tutele crescenti)

Per i lavoratori assunti dopo l'entrata in vigore del Jobs Act si applica il regime delle cd. "tutele crescenti" previsto dal D.Lgs. 23/2015. In questo regime, la reintegrazione e limitata ai casi di licenziamento discriminatorio, nullo o intimato oralmente, e ai licenziamenti disciplinari in cui sia direttamente dimostrata in giudizio l'insussistenza del fatto materiale contestato. In tutti gli altri casi, la tutela e esclusivamente indennitaria.

A seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 194/2018, l'indennita non e piu rigidamente ancorata all'anzianita di servizio (2 mensilita per anno), ma il giudice puo determinarla tenendo conto anche di altri criteri, quali il numero dei dipendenti, le dimensioni dell'attivita economica, il comportamento e le condizioni delle parti. L'indennita e compresa tra un minimo di 6 e un massimo di 36 mensilita dell'ultima retribuzione di riferimento.

Piccole imprese (fino a 15 dipendenti)

Per le aziende con meno di 16 dipendenti (cd. area di "tutela obbligatoria"), il licenziamento illegittimo non da mai diritto alla reintegrazione (salvo i casi di nullita e discriminazione). Il datore di lavoro e condannato al pagamento di un'indennita risarcitoria di importo ridotto, generalmente compresa tra 2,5 e 6 mensilita. Anche in questa fascia dimensionale, tuttavia, il licenziamento discriminatorio o nullo comporta sempre la reintegrazione.

La procedura di impugnazione

Vediamo nel dettaglio i passi da seguire per contestare un licenziamento illegittimo.

1. Impugnazione stragiudiziale entro 60 giorni

Il primo atto formale e la lettera di impugnazione, che deve essere inviata al datore di lavoro entro 60 giorni dalla ricezione del licenziamento. La lettera deve manifestare chiaramente la volonta del lavoratore di contestare il licenziamento e deve essere inviata tramite raccomandata A/R o PEC. E fondamentale che questa comunicazione sia redatta con l'assistenza di un avvocato specializzato, per evitare errori che potrebbero comprometterne l'efficacia.

2. Tentativo di conciliazione

Dopo l'impugnazione, e possibile (e spesso consigliabile) tentare una conciliazione con il datore di lavoro. La conciliazione puo avvenire in sede sindacale, presso l'Ispettorato Territoriale del Lavoro di Ancona, oppure mediante la procedura di offerta conciliativa prevista dall'art. 6 del D.Lgs. 23/2015. Quest'ultima prevede che il datore offra al lavoratore un importo (esente da imposte e contributi) pari a una mensilita per ogni anno di servizio, con un minimo di 3 e un massimo di 27 mensilita, in cambio della rinuncia all'impugnazione.

3. Ricorso al Tribunale del Lavoro

Se la conciliazione non va a buon fine, entro 180 giorni dall'impugnazione stragiudiziale il lavoratore deve depositare il ricorso al Tribunale del Lavoro competente. Ad Ancona, la sezione Lavoro del Tribunale tratta le cause relative ai rapporti di lavoro subordinato con rito speciale, caratterizzato da maggiore celerita rispetto al rito ordinario. Il giudice del lavoro ha poteri istruttori piu ampi e puo disporre d'ufficio l'ammissione di mezzi di prova.

4. La fase di merito e la sentenza

Il procedimento davanti al Tribunale del Lavoro si svolge con rito speciale: dopo il deposito del ricorso e della memoria difensiva del datore di lavoro, il giudice fissa un'udienza di discussione nella quale tenta la conciliazione e, in caso negativo, procede all'istruttoria. All'esito, pronuncia sentenza con cui accoglie o rigetta il ricorso. I tempi medi per una causa di lavoro di primo grado presso il Tribunale di Ancona si attestano intorno ai 12-18 mesi.

"Il licenziamento deve essere impugnato a pena di decadenza entro sessanta giorni dalla ricezione della sua comunicazione in forma scritta" (art. 6, L. 604/1966). Non lasciate che questo termine scada: rivolgetevi immediatamente a un legale.

Il ruolo delle associazioni di categoria

I lavoratori iscritti a organizzazioni sindacali o ad associazioni di categoria come Federmanager possono beneficiare di un'assistenza aggiuntiva. Federmanager, in particolare, offre ai dirigenti iscritti un servizio di consulenza legale specializzata e, in molti casi, la copertura parziale o totale delle spese legali per le vertenze lavoristiche. Anche i sindacati confederali (CGIL, CISL, UIL) dispongono di uffici vertenze che assistono i lavoratori nella fase stragiudiziale e nella mediazione.

Consigli pratici

In conclusione, ecco alcuni consigli fondamentali per chi si trova ad affrontare un licenziamento che ritiene illegittimo:

  • Agite immediatamente: il termine di 60 giorni decorre dalla ricezione della lettera di licenziamento. Non attendete.
  • Conservate tutta la documentazione: lettera di licenziamento, buste paga, contratto di lavoro, eventuali contestazioni disciplinari, email e comunicazioni aziendali.
  • Non firmate nulla senza consulenza legale: il datore di lavoro potrebbe proporvi accordi o transazioni che non tutelano adeguatamente i vostri diritti.
  • Rivolgetevi a un avvocato specializzato in diritto del lavoro: la materia e complessa e in continua evoluzione. Un professionista esperto potra valutare la vostra situazione e individuare la strategia piu efficace.
  • Valutate la conciliazione: non sempre il giudizio e la scelta migliore. Una buona conciliazione puo offrire risultati certi e immediati, evitando i tempi e i costi del processo.